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“Segno e figura in Eleonora Pozzi”

"Il segno si pone come superamento del disegno in quanto sostituisce gli schemi astratti, riduttivi, e mentali della rappresentazione mimetica del reale, un linguaggio autonomo ed intrinsecamente espressivo.. Il segno informale si attua in una spazialità fenomenica, cioè su una superficie concreta, vale a dire esperimentata e vissuta dall'artista alo stesso modo che il flusso medesimo della sua esistenza". (Italo Tomassoni, Arte dopo il 1945, Italia, 1971)


Il dibattito - durato anni - sulla pittura informale, ha messo in luce alcuni punti fermi quali la negazione della forma (per quanto possibile) e l'esalazione della materia, in quanto su di essa l'autore esercita la sua azione per lo più guidata da un segno e incanalata in un gesto. In tutto ciò non vi è forse nulla di razionale - dicono gli esegeti - ma solo la volontà di "dichiarare la propria esistenza", sorretta da una tensione psichica e fisica che deve essere con drammatica urgenza trasferita nell'opera. Queste poche e sintetiche affermazioni potrebbero inquadrare abbastanza bene l'attuale ricerca di Eleonora Pozzi.Naturalmente si potrebbero fare molti altri distingui : ad esempio la pittura di segno è diversa da quella di gesto. Il gesto nasce intenzionalmente irrazionale, il segno ha uno statuto più controllato e controllabile. Nelle ultime opere qui esposte sono evidenti le sovrapposizioni di due linguaggi diversi che cercano una loro conciliazione e una possibile sintesi: il segno/disegno e la pittura/materia. In molti lavori vi è precedentemente una preparazione "pittorica" del supporto, sul quale poi sono sovrapposti i segni del carboncino,dei gessetti, dei pastelli...
In altre non vi è una preparazione iniziale, prevale il segno molto libero e fluido; il quale, pur avendo come partenza la forma umana, se ne allontana spesso, per diventare segno/gesto emozionale. In altre ancora alla "forma" disegnata si aggiungono interventi cromatici e pittorici (che assumono anche l'aspetto di pennellate, di macchie o di sgocciolature) che, isolando parte del disegno, evidenziano ed esaltano le forme come "figure", permettendone una maggiore leggibilità. Una ricerca non certamente nuova (ma ogni volta autentica), dove i segni diventano figure, le figure si sviluppano in segni, dove la materia pittorica agisce da collante in questa dialettica senza fine. In questa "dichiarazione di esistenza" della sua pittura il dibattito continua..

Peppo Peduzzi


”Qui più che altrove, il segno sensibile racconta le nostre emozioni e ce le trasmette senza compromessi , incertezze ed esitazioni . Qui più che altrove, il colore è come un ornato aggiunto; infatti la sua assenza non la si nota né la si cerca , essendo la tavolozza tutta incorporata in isole , tratti , superfici, movimenti e forme con una composizione dove la linea è bastevole a sé stessa. Guardare all’antico non vuole dire rinunciare alla contemporaneità, ma guardare il presente con occhi consapevoli.”

CAOR



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